NEL REMAKE DI “SUSPIRIA” LA

COLLABORAZIONE CON

IL GRUPPO SPELEOLOGICO PREALPINO

 

 

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E’ cosa ormai risaputa che nell’autunno del 2016 a Varese hanno girato un remake del celeberrimo film “Suspiria”, capolavoro del genere horror diretto nel 1977 da Dario Argento, un evento di altissima risonanza mediatica nel quale anche il Gruppo Speleologico prealpino ha giocato un ruolo non indifferente. Il sodalizio, che da tempo si occupa per conto del Comune di Varese dell’organizzazione e gestione delle visite guidate nei rifugi antiaerei ubicati nel sottosuolo della città, il 17 aprile 2016 venne contattato da due collaboratori del regista Luca Guadagnino, scopo poter visionare alcuni di questi siti nella speranza di individuare eventuali “location” adatte a girare un film. I due vennero così condotti nel rifugio dei Giardini Estensi, in quello di Biumo Inferiore e presso il salone ipogeo dell’antica “Cava Molera” in località “Folla”, lungo la Valle dell’Olona. Agli speleologi che li accompagnarono vennero anche chieste informazioni sull’eventuale presenza, nelle zone attorno a Varese, di ambienti sotterranei piuttosto ampi, qualcosa di artificiale come ad esempio un vasto scantinato o dei saloni ipogei di vecchia realizzazione; venne subito consigliato loro di valutare la realtà del Grande Albergo posto sul Monte Campo dei Fiori, l’enorme edificio in stile liberty ormai in disuso da un secolo e dotato di spazi interni riconducibili a quelli richiesti. Oggi possiamo quindi tranquillamente affermare, senza esagerazioni, che il suggerimento degli speleologi fu determinante per la scelta della location del film.

Dopo mesi di silenzio, il Presidente del Gruppo Speleologico Prealpino Guglielmo Ronaghi viene nuovamente contattato dagli addetti ai lavori; il manager della casa di produzione “Frenesy Film Company” di Roma Claudio Falconi comunica che, a seguito dei sopralluoghi risalenti alla primavera, il regista si è mostrato particolarmente interessato anche al rifugio antiaerei ubicato sotto i Giardini Estensi, e che intende visionarlo personalmente e al più presto. L’incontro ufficiale tra il regista Luca Guadagnino e gli speleologi avviene il 15 settembre 2016, con la visita del sito sotterraneo e la conferma, da parte dell’artista, dell’importanza di questo luogo per ambientarci una parte del film. Seguono poi vari incontri e sopralluoghi a cui partecipano, sempre alla presenza di Guadagnino, i produttori, vari tecnici, scenografi e numerosi altri addetti ai lavori che iniziano subito a definire le modalità attraverso le quali verranno girate le scene, studiando attentamente le caratteristiche del sito sotterraneo per soddisfare al meglio le esigenze cinematografiche. Attraverso i numerosi contatti intercorsi tra speleologi e i responsabili della produzione, emergono quindi i contenuti del film; si viene finalmente a sapere che la maggior parte delle riprese avverranno proprio nel grande albergo del Campo dei Fiori, poi una parte nel rifugio antiaerei dei Giardini Estensi. Per completare il film, alcune scene verranno girate anche a Budapest e a Berlino. Due mesi di lavoro sul set varesino, con la partecipazione di attori di fama internazionale come il premio Oscar Tilda Swinton e la star holliwoodiana Dakota Johnson, figlia d’arte di Melanie Griffith e di Don Johnson, l’affascinante Sonny, poliziotto nella celebre serie televisiva “Miami Vice”. L’attrice è diventata famosa soprattutto interpretando la parte della provocante Miss Steel in “50 sfumature di grigio”. Riassumendone la trama, si tratta quindi di un horror ambientato presso una tenebrosa scuola di danza nella Berlino degli anni ’70, dove avvengono fatti di sangue che richiamano molto lo stile di Dario Argento.
Dalla fine di ottobre le riprese hanno quindi interessato gli ambienti del grande albergo liberty, dovendo anche sopportare i disagi dovuti al maltempo, che ha creato non pochi problemi durante le riprese esterne, poi mercoledì 21 dicembre 2016 una parte dell’organizzazione è finalmente scesa dal Campo dei Fiori per impegnare le forze nel sottosuolo della città, posizionando attrezzature varie e mezzi nei pressi dell’ingresso principale del rifugio, in via Lonati.
Sono occorse alcune giornate di lavoro per preparare il set, stendendo centinaia di metri di cavi elettrici, fari, monitor e posizionare gli equipaggiamenti indispensabili alle riprese cinematografiche, inserendo nelle gallerie varie strutture costruite appositamente, come da copione, per creare le scenografie del film.

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Il rifugio antiaerei dei Giardini Estensi vanta una lunghezza di circa 140 metri, e al suo interno è ubicata una suggestiva scala a chiocciola che sale per una quindicina di metri, sbucando nella parte alta del parco e costituiva, al tempo della guerra, un’uscita di sicurezza, ovvero una via di fuga alternativa qualora i due ingressi principali fossero stati bloccati dalle macerie dei bombardamenti. Ed è proprio questa particolare struttura che è stata scelta dal regista per girare alcune scene del film, oltre ad un paio di angoli appositamente adibiti lungo la galleria principale. Tali operazioni si sono svolte a stretto contatto con il quartier generale della produzione cinematografica, ubicato a pochi passi dal rifugio antiaerei, ovvero nel palazzo dove ha sede la Camera di Commercio di fronte a Piazza Monte Grappa.
Alcuni responsabili del Gruppo Speleologico Prealpino hanno presenziato costantemente a tutti i preparativi, verificando che non venissero alterate pareti e strutture interne facenti parte di questo storico manufatto, condizione che ha permesso loro di ritrovarsi a stretto contatto con attori e addetti ai lavori, tant’è che tra essi si è anche instaurata una certa confidenza. Dalla loro privilegiata posizione, gli speleologi hanno così potuto vivere un’esperienza davvero unica ed entusiasmante, osservando in prima persona le modalità con le quali sono state girate alcune scene del film, le direttive del regista e il gran lavoro dei tecnici impegnati dietro le quinte. Le riprese hanno difatti impegnato la troupe cinematografica per un paio di giornate, a cui ne sono seguite altre per procedere allo smantellamento del set e delle strutture costruite all’interno del rifugio antiaerei.
Alla fine di tutto rimane la soddisfazione di entrambe le parti, con i doverosi ringraziamenti sui titoli di coda al Gruppo Speleologico Prealpino.

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