INAUGURATO IL NUOVO PERCORSO PER LE VISITE AL COMPLESSO SOTTERRANEO DELL’ORRIDO DI CUNARDO

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Nella giornata di domenica 20 settembre 2015 è stato finalmente inaugurato il nuovo percorso per le visite all’Orrido di Cunardo, il complesso sotterraneo ubicato nel comune omonimo che rappresenta, dal punto di vista naturalistico, un’eccellenza del territorio del varesotto e non solo, essendo l’unico traforo idrogeologico di Lombardia. Grazie ad un contributo di 150.000 euro erogato dalla Regione Lombardia con la partecipazione economica della Comunità Montana della Valceresio e del Piambello, del Parco del Campo dei Fiori e del Comune di Cunardo, è stato recentemente effettuato un decisivo intervento di riqualificazione del sito naturalistico, realizzando un percorso didattico attrezzato che si sviluppa esternamente attraverso una serie di interessanti fenomeni carsici superficiali tra cui forre e cascate,  per giungere poi all’interno del sistema sotterraneo vero e proprio, dove il visitatore avrà infine l’opportunità di percorrere alcune centinaia di metri all’interno della montagna scoprendo le meraviglie custodite dalla natura sotterranea.

 

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Alla cerimonia del taglio del nastro erano presenti varie personalità, tra cui il Presidente della provincia di Varese, il Presidente della Comunità Montana del Piambello, il Presidente del Parco del Campo dei Fiori e il Sindaco di Cunardo e una delegazione di speleologi del GSP. Favorito dalla stupenda giornata di sole, l’evento ha richiamato sul posto circa 500 persone che, sin dalla mattinata, hanno approfittato della disponibilità degli speleologi per effettuare la visita guidata della grotta. Ad ogni visitatore è stato fornito casco protettivo con impianto di illuminazione, organizzando gruppi di 30 persone da accompagnare lungo il percorso sotterraneo. Un impegno davvero importante, prolungatosi ininterrottamente sino a tardo pomeriggio, che ha messo a dura prova il team di esperti.

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L’orrido di Cunardo fa parte del sistema di grotte create e tuttora percorse dal fiume Margorabbia, fra Marchirolo e la valle di Ferrera, e vanta uno sviluppo di 800 metri per un dislivello di 53, essendo costituito dalla cavità denominata “Pont Niv”, “Grotte 1° e 2° di Villa Redaelli”, “Grotta del Traforo” e “Antro dei Morti”. In quest’ultima grotta, più adatta alle visite anche di persone poco esperte, la spettacolarità dell’ambiente si manifesta sin dall’ingresso, costituito da un vasto portale sul fondo di una grande dolina, ovvero una depressione nel terreno che precede un cavernone entro cui scorre il fiume Margorabbia, alimentato dal vicino Lago di Ghirla, in Valganna. Le acque, che affiorano da un sifone dopo un precedente tragitto sotterraneo, percorrono la cavità sino a sfociare all’esterno, un centinaio di metri oltre questo punto in direzione ovest, riprendendo definitivamente il suo percorso a cielo aperto verso il Lago Maggiore. Il cavernone iniziale, con soffitto parzialmente collassato, è ubicato a quota 400 metri slm circa, ed è in questo punto che si trovano le entrate dei due rami che continuano il sistema carsico verso valle. L’Antro dei Morti, che deve il suo nome ad antiche credenze popolari che attribuivano a questo ambiente misterioso ed oscuro la casa delle anime dei defunti, presenta due distinti percorsi: il ramo attivo e il ramo fossile. Il ramo attivo, ovvero l’attuale percorso dell’acqua, attraversa una galleria inizialmente ampia e comoda, sino a giungere ad uno spazio che si allaga completamente in caso di forti piogge e piene del fiume. In tali situazioni, il visitatore è costretto ad utilizzare percorsi alternativi risalendo sulla sinistra attraverso un labirinto di angusti cunicoli scavati da acque in pressione, entro i quali è opportuno procedere accompagnati da esperti, a causa del pericolo di perdersi e soprattutto della possibilità di piene improvvise, come testimoniato dalla quantità di materiale, costituito prevalentemente da pezzi di legno, che vengono accumulati periodicamente all’interno di questi stretti passaggi dal flusso dell’acqua durante le piene. Il percorso alternativo nel labirinto, poco prima di sfociare all’esterno, si ricollega alla galleria principale, percorsa normalmente dal fiume. Il ramo secondario, quello fossile, si sviluppa a quota superiore ed è   costituito da una galleria con rari cunicoli laterali, fra i quali un collegamento con la grotta principale e alcune camere, la maggiore delle quali, in vista dell’uscita, è denominata “Antro dei Pipistrelli”; questo è il tragitto consigliato per le visite da parte di curiosi e appassionati privi di esperienza, soprattutto per il fatto che sono presenti dei corrimani realizzati con catene d’acciaio che rendono più agevole e sicura la progressione e indicano l’esatto percorso da seguire.

 

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Il ramo fossile costituisce l’antico percorso del fiume il quale, nel corso dei millenni, ha scavato anche in altre direzioni, ricavando nel cuore della montagna l’attuale via attiva. La grotta, che è meta ogni anno di migliaia di visitatori provenienti da varie zone d’Italia, venne scavata nelle rocce carbonatiche della Formazione della “Dolomia del Salvatore” del Trias Medio, risalenti a circa 240 milioni di anni fa. Percorrendo la galleria fossile si possono tuttavia osservare, sulle pareti e sul soffitto, una serie di interessanti fenomeni legati alla formazione della cavità e attribuiti all’opera dell’acqua in pressione, la quale ha percorso la galleria in tempi antichissimi, formando altresì vari canali di scorrimento che testimoniano come la cavità sia stata modellata dall’azione del fiume. I rami fossili dell’Antro dei Morti, fino a pochi anni fa ospitavano importanti colonie di chirotteri durante lo svernamento, presenze ormai quasi del tutto assenti a causa della frequentazione umana. Anche il ramo fossile, dopo un centinaio di metri di tragitto all’interno della montagna, sfocia all’aperto, nella medesima valletta, a poche decine di metri di distanza dall’uscita del ramo attivo. Il ramo fossile presenta inoltre alcune forme di concrezionamento parietale, ovvero la deposizione di carbonato di calcio, fenomeno analogo a quello che origina le stalattiti e le stalagmiti.

 

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Da vari anni a questa parte il Gruppo Speleologico Prealpino si è fatto promotore di molteplici iniziative destinate alla valorizzazione e conoscenza dell’Orrido di Cunardo, organizzando tra l’altro visite guidate per scolaresche, gruppi e appassionati di natura, eventi destinati alla valorizzazione di questo luogo, sensibilizzando i visitatori all’assoluta necessità di tutela e salvaguardia degli ambienti ipogei e delle acque in esse circolanti, riserve ogni giorno sempre più preziose di liquido di buona qualità per le crescenti esigenze del genere umano.

 

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