L’apertura del secondo rifugio antiaerei di Varese

 

Nella giornata del 4 novembre 2012, festa delle Forze Armate, è stata inaugurata ufficialmente l’apertura al pubblico del rifugio antiaerei ubicato sotto la collina nel rione di Biumo inferiore, che con oltre 200 metri di sviluppo planimetrico risulta essere il più lungo tra gli otto presenti nel sottosuolo della città. Dotato di due ingressi e posizionato all’altezza di viale dei Mille, venne realizzato nel 1944 a seguito dei bombardamenti inglesi aventi lo scopo di distruggere l’Aermacchi, importante fabbrica di aeromobili situata in Varese. La particolarità di tale installazione sotterranea consiste soprattutto nel fatto che venne costruita quasi interamente con mattoni a vista anziché cemento armato come negli altri casi, inoltre nelle zone più interne l’infiltrazione d’acqua e lo stillicidio, uniti al buio e l’umidità, hanno favorito la formazione di numerosissime concrezioni spaghettiformi, una vera e propria “foresta” di candidi steli lunghi in alcuni casi quasi due metri, i quali rendono l’ambiente ancor più suggestivo e fiabesco.

 

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L’iniziativa è stata concordata tra l’Amministrazione comunale di Varese e il Gruppo Speleologico Prealpino, che ha ottenuto l’incarico ufficiale di gestire le visite guidate nell’installazione sotterranea. Nonostante la giornata di pioggia, la cittadinanza ha risposto con entusiasmo ed interesse all’evento, presentandosi numerosa agli ingressi dei due rifugi aperti al pubblico, compreso quello sotto i Giardini Estensi.

Due distinte squadre composte da 9 speleologi, sin dalla mattinata sono state impegnate nell’organizzazione delle visite, dotando il pubblico di caschi protettivi con impianto di illuminazione e accompagnando i gruppi lungo le gallerie sotterranee. Tutto ciò ha richiesto un impegno non indifferente, operando senza sosta sino a tardo pomeriggio, come testimoniato dall’impressionante numero di visitatori, oltre 1200!

Grande anche la soddisfazione riscossa, soprattutto nel constatare come simili iniziative siano apprezzate non soltanto dalle persone di una certa età, che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle, ma anche dai giovani e giovanissimi che sono giunti in gran numero per conoscere una pagina di storia legata al loro territorio, nel rispetto della memoria.

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