Esplorazioni nel ventre liquido della montagna

 E’ un’impresa senza precedenti quella che recentemente ha visto protagonista il Gruppo Speleologico Prealpino; 100 metri in esplorazione con una profondità di 15 percorrendo una grotta sommersa dall’acqua che si sviluppa nel cuore dei monti Rho e Minisfreddo.

La cavità in questione, ubicata a poche centinaia di metri sopra la località “Ronco”, nel comune di Bisuschio, rappresenta la più importante grotta-risorgenza carsica presente sul territorio della Valceresio, e da molto tempo è oggetto di osservazioni e studi da parte degli speleologi i quali, nel corso degli anni, hanno intrapreso vari tentativi per la sua esplorazione.

Le prime operazioni per lo svuotamento del lungo sifone iniziarono addirittura nell’inverno del 1980, quando gli speleologi Gian Paolo Rivolta, Franco Pozzi, Gerardo Grampa e Guglielmo Ronaghi del Gruppo Grotte CAI Carnago, approfittando di un eccezionale periodo di prolungata siccità, con l’ausilio di una lunga tubatura e una semplice pompa di sentina, riuscirono ad abbassare il livello dell’acqua di circa 2 metri, riuscendo però a percorrere solo pochi metri di galleria.

Nel corso degli anni ’90 Guglielmo Ronaghi, Gian Paolo Rivolta e Edoardo Raschellà organizzarono una serie di interventi per continuare le esplorazioni della galleria sommersa, e con l’ausilio di una pompa elettrica ad immersione alimentata da un gruppo elettrogeno portatile, riuscirono a percorrere un tratto di galleria lungo una decina di metri, oltre il quale purtroppo dovettero arrestarsi per una serie di problemi tecnici.

Con le recenti operazioni coordinate dal presidente del G.S. Prealpino Guglielmo Ronaghi e la partecipazione dei soci Eric Lazarus, Andrea Martinelli, Donatella Reggiori, Cinzia Masciadri, Valentina Zappa, Gabriele Pagani, Alessio Vavassori, Cinzia Drago e Hernan Aguirre è stato possibile svuotare la grotta sommersa sino ad un centinaio di metri di distanza dall’ingresso, ciò grazie all’impiego di un complesso apparato composto da due potenti gruppi elettrogeni, tre pompe elettriche  ad immersione, 350 metri di tubature e 400 metri di cavi elettrici, attrezzature speciali e assai costose che sono state fornite in gran parte dalla Protezione Civile del Comune di Turbigo.

Un team di speleologi del GSP, durante l’estate del 2011 aveva già effettuato una serie di interventi preliminari approfittando di un prolungato periodo di siccità, nel corso del quale riuscirono ad abbassare il livello dell’acqua nella galleria per una settantina di metri e posizionare una particolare tubatura per il pescaggio dell’acqua, determinante per il successo delle operazioni.

Nel corso delle ultime operazioni condotte nel mese di gennaio 2012, si è calcolato che in poco più di 8 ore siano stati aspirati dal ventre della montagna oltre 120.000 litri d’acqua; una quantità davvero impressionante, una massa liquida che ha reso assai difficile la progressione degli speleologi. L’esplorazione di questa cavità è difatti avvenuta affrontando un alto livello di rischio, soprattutto per il fatto che la galleria sottratta a fatica al dominio delle acque è costituita da una condotta avente una larghezza di circa 1,5 metri ed alta mediamente 70 centimetri, dove l’eventualità di un guasto alle pompe ed il conseguente allagamento della grotta ha rappresentato, per la vita degli speleologi presenti laggiù, un rischio costante da non sottovalutare inoltre, durante le fasi di aspirazione nella zona più profonda del sifone, si sono verificati alcuni eventi particolarmente pericolosi, ovvero repentini innalzamenti del livello dell’acqua sino a 7 metri in pochi secondi, con non poco spavento per gli esploratori costretti a retrocedere velocemente lungo la piccola galleria per non finire sott’acqua, fenomeni che gli esperti attribuiscono a variazioni di pressione in campane d’aria interne, imprigionate tra più sifoni vicini tra loro e successivi. La galleria sommersa, che si inabissa con un’inclinazione pressoché costante di circa 30 gradi con direzione W-NW, ossia verso le zone più interne tra i monti Rho e Minisfreddo, presenta lungo le pareti evidenti fenomeni di erosione riconducibili all’azione millenaria del flusso dell’acqua. Si calcola che la parte di grotta sommersa che ancora attende di essere esplorata dovrebbe avere una lunghezza non inferiore a quella già percorsa, trattandosi pertanto di un sifone molto lungo, probabilmente alcune centinaia di metri, ed anche più profondo di quanto si conosca attualmente; si ipotizza rappresenti una sorta di collettore in grado di raccogliere buona parte delle acque sotterranee che defluiscono dai monti sovrastanti, collegato pertanto ad un sistema di gallerie che si sviluppano all’interno della montagna, in corrispondenza di grotte ubicate nelle zone di vetta.

 A questo punto è necessario pianificare diversamente i prossimi interventi, soprattutto a fronte delle nuove problematiche che rendono ancor più complicato il progetto di abbassamento del livello dell’acqua per il raggiungimento degli ambienti oltre sifone; gli esperti stanno difatti studiando per il futuro nuove operazioni che dovranno svolgersi con l’ausilio di pompe più potenti e più adatte ad aspirare l’acqua a quella distanza dall’ingresso e, soprattutto, a quella profondità.

Tra gli scopi di questa grande impresa, oltre all’aspetto prettamente esplorativo, si menziona anche il monitoraggio attraverso una serie di misurazioni di portata idrica registrate nel corso degli anni, sia in regime di siccità che in periodi di intense piogge, per una più approfondita conoscenza delle dinamiche idrogeologiche di quest’area, considerando che in passato il flusso dell’acqua in uscita dalla grotta ha addirittura superato il metro cubo al secondo e che tale risorgenza non si è mai prosciugata a memoria d’uomo. Sono anche state effettuate varie analisi chimiche, ottenendo una serie di dati su tale sorgente, informazioni esclusive che gli speleologi forniranno all’Amministrazione comunale di Bisuschio affinché in futuro sia possibile collaborare nella realizzazione di un progetto destinato allo sfruttamento e salvaguardia di un patrimonio così importante per l’intera collettività.

Le esplorazioni condotte dal Gruppo Speleologico Prealpino presso questa grotta-risorgenza sono difatti avvenute nel pieno rispetto dell’ambiente naturale nel quale si è operato, anteponendo in primo luogo l’assoluta necessità di tutela ambientale ed ecologica di questo fenomeno naturale e dell’importante risorsa idrica ad esso connessa.

 

foto sorgente ronco 17