163 metri nelle viscere del monte Rho d'Arcisate 

 

 Il Gruppo Speleologico Prealpino, nell’inverno 2011-2012 è stato protagonista di un’importante esplorazione effettuata sul monte Rho, nel territorio di Arcisate.

Su questa montagna difatti sono presenti decine di grotte, la maggior parte delle quali individuate in oltre un trentennio di ricerche condotte da speleologi tra i quali Guglielmo Ronaghi e Gian Paolo Rivolta. Il lavoro del G.S. Prealpino da alcuni mesi si è concentrato nell’individuazione di probabili prosecuzioni all’interno delle cavità giudicate più interessanti sotto questo aspetto, ma dove le esplorazioni sono ormai ferme da anni o addirittura sono state abbandonate per varie difficoltà, non ultima la presenza di frane che impediscono di procedere oltre, oppure passaggi troppo stretti per l’uomo.

Ed è proprio in una di queste cavità, denominata Abisso dei Tigli, che gli speleologi Eric Lazarus, Andrea Martinelli, Cinzia Masciadri, Valentina Zappa, Emiliano Conti e Gabriele Pagani, coordinati da Guglielmo Ronaghi, hanno forzato uno stretto passaggio nella roccia raggiungendo così una nuova verticale di 40 metri, che ha consentito agli esploratori di scendere sino a 163 metri dalla superficie, ovvero alla massima profondità mai raggiunta sinora nelle viscere della Valceresio.

La grotta in questione, che si apre nei pressi della vetta del monte Rho, venne scoperta nei primi anni ’80 ed esplorata sino ad un’ottantina di metri di profondità poi, nel corso degli anni, vari gruppi speleologici si alternarono in scavi e ricerche per localizzare la prosecuzione, individuando in tal modo altre gallerie e pozzi che resero la cavità più profonda di alcune decine di metri.

La nuova parte dell’abisso è stata raggiunta superando un’ampia e profonda spaccatura, sul fondo della quale la presenza di una frana ha fermato, per il momento, le esplorazioni.

Gli speleologi del GSP hanno anche effettuato le misurazioni dell’intero abisso avvalendosi di strumentazioni digitali ad alta precisione, realizzando così la topografia aggiornata rispetto a quella precedente, vecchia di un trentennio e quindi incompleta.