La speleologia al servizio dell'ambiente 

“MA PER QUALE MOTIVO SCENDETE NELLE GROTTE?” Questa è la classica e legittima domanda che ci è stata fatta centinaia di volte, soprattutto quando ci vedono sbucare completamente infangati da una stretta fessura nel terreno, l’interrogativo che la maggior parte della gente ci pone per comprendere le ragioni che spingono a praticare un’attività per molti versi misteriosa ed affascinante quale la speleologia.

I motivi possono essere molteplici, c’è chi diventa speleologo attratto da uno sport diverso, per il semplice gusto dell’avventura o per l’orgoglio di poter partecipare ad imprese riservate a pochi coraggiosi che non temono il pericolo, il buio, l’umidità, il fango, il freddo e le grandi fatiche.

Oggi più che mai il vero significato della speleologia, al di là di grandi imprese esplorative, si identifica come una vera e propria scienza per la difesa dell’ambiente, un valido ed esclusivo strumento in grado di concorrere efficacemente nella salvaguardia di un bene essenziale per il genere umano: l’acqua.

Non tutti sanno che le grotte si sviluppano all’interno delle aree carsiche, e circa un quarto dei territori montani e collinari italiani (un sesto dell’intera superficie territoriale) è formato da terreni carsificabili, dove le acque esplicano un’azione corrosiva sulla roccia scavandovi vie sotterranee che, quando sono di dimensioni tali da consentire l’accesso all’uomo, vengono chiamate GROTTE. Il carsismo prende il nome dal Carso, altopiano presso Trieste dove i suoi effetti sono particolarmente intensi, ed è un fenomeno di grande complessità.

Le rocce carsificabili ospitano al loro interno enormi volumi idrici in ragione della loro permeabilità, dovuta essenzialmente dal reticolo di fratture che l’acqua stessa tende ad allargare. Un sistema idrologico carsico ha origine dall’infiltrazione di acque di provenienza esterna che può avvenire attraverso punti di assorbimento concentrati (inghiottitoi) o diffusi (fratture ed altre discontinuità della roccia). La giunzione sotterranea dei diversi flussi idrici crea ruscellamenti che a loro volta contribuiscono a formare corsi d’acqua più consistenti, talvolta veri e propri fiumi che scorrono in ampie gallerie, attraversano saloni e precipitano in pozzi verticali fino a raggiungere una zona profonda dove ogni spazio è riempito dall’acqua. In questa regione perennemente allagata (zona satura o freatica), l’acqua si muove lentamente in direzione di una sorgente.

Le modalità e velocità di deflusso delle diverse zone sotterranee sono molto differenti; nella parte superiore l’acqua scorre in condizioni del tutto simili a quelle dei corsi d’acqua esterni, nella zona satura, invece, l’acqua si muove in pressione e la sua velocità è bassa. La circolazione idrica nelle aree carsiche si manifesta con la presenza di grandi sorgenti che sgorgano ai margini dei monti o degli altopiani; sono spesso luoghi di particolare bellezza, dove le acque rivedono la luce dopo un lungo e complesso viaggio nel buio delle profondità ipogee. Acque limpidissime, gelide e abbondanti che sgorgano dalla roccia o dal sottosuolo per essere utilizzate dalla collettività.

Ecco per quale ragione diventa così importante la speleologia: gli esploratori delle grotte collaborano da decenni con Enti di ricerca impegnati nello studio dei fenomeni che interessano il sottosuolo carsico e la sua complessa idrologia. Le scoperte speleologiche consentono infatti di conoscere e documentare le caratteristiche dell’ambiente sotterraneo dov’è presente la percolazione e il ruscellamento, mentre le esplorazioni speleosubacquee si stanno spingendo in luoghi sempre più remoti della zona freatica perennemente sommersa. Sebbene incomplete, poiché solo una piccola parte dei sistemi carsici è accessibile all’uomo, queste conoscenze sono fondamentali per capire l’estensione e l’idrodinamica dei sistemi carsici, permettendo altresì il monitoraggio della qualità delle acque e l’identificazione delle eventuali fonti di inquinamento. Gli acquiferi carsici, in effetti, presentano caratteristiche dinamiche tali da esercitare uno scarsissimo contrasto alla diffusione degli inquinanti, possedendo elevate velocità di deflusso e scarsissima capacità di auto depurazione, il che li rende molto esposti a rischi di contaminazione, sia di tipo accidentale che permanente, inoltre la presenza di laghi e bacini sotterranei può favorire l’accumulo delle sostanze inquinanti che in tal modo possono raggiungere concentrazioni superiori a quelle della fonte originaria, per poi venire velocemente recapitate alle sorgenti durante le piene.

L’inquinamento sotterraneo ha origini antiche: la diffusa credenza che sia sufficiente nascondere i rifiuti nel sottosuolo per poterli ignorare ha generato l’abitudine, dura a morire, di gettare oggetti, macerie e materiali biologici di ogni tipo comprese le carcasse di animali, nei pozzi naturali che abbondano nelle zone carsiche.

In tutto il mondo si assiste ad un preoccupante aumento della richiesta idrica, una tendenza che appare in costante crescita: tra il 1950 e il 1990 l’uso mondiale di acqua è più che triplicato, ed è stimato che attualmente l’umanità stia usando più della metà delle acque superficiali disponibili. Ma quant’è l’acqua “buona” che possiamo usare direttamente? In realtà molto poca. Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è per il 97,5% salata. L’acqua dolce è per il 68,9% racchiusa nelle calotte polari e nei ghiacciai, per il 29,9% nelle falde profonde del sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta ed è distribuita in modo ineguale sulla superficie terrestre, mentre un altro 0,001% è contenuto nell’atmosfera, una quota irrisoria ma importante poiché perpetua il ciclo dell’acqua. Per quanto riguarda i consumi idropotabili possiamo affermare che un cittadino statunitense ne usa circa 650 litri al giorno, un italiano ne ha a disposizione 380, ma al di là del mare, in Tunisia, ogni uomo può contare su 50 litri d’acqua al giorno, e nei paesi aridi del Sahel al massimo 20 litri pro capite al giorno. Per queste ragioni una corretta gestione delle acque sorgive, ed in particolare di quelle delle sorgenti carsiche, avrà in futuro un’importanza eccezionale.

Uno studio della FAO relativo all’area mediterranea, ricca di grandi massicci carsici, prevede che entro il 2025 almeno l’80% della domanda idropotabile dovrà essere soddisfatta dalle acque di provenienza carsica, una riserva enorme ma non infinita di liquido di buona qualità, ovviamente se sarà scongiurato l’inquinamento. Il patrimonio idrico carsico italiano è stimato complessivamente in circa 410 metri cubi/sec, come dire 13 miliardi di metri cubi/anno oppure 632 litri di acqua al giorno per ogni italiano, ovvero più del doppio del fabbisogno attuale. Questo enorme “fiume” di acque di origine profonda costituisce quasi il 10% del deflusso superficiale dell’intero territorio nazionale.

Di fronte al progressivo depauperamento delle fonti tradizionali di approvvigionamento, saranno le acque carsiche ad assumere in futuro un ruolo fondamentale per le necessità del genere umano.