Varese sotterranea

nei rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale

Un’altra presenza incisiva del GSP nelle manifestazioni locali si è attuata con la gestione delle visite guidate lungo il percorso sotterraneo dei rifugi antiaerei presenti sotto la città di Varese; infatti, grazie alla collaborazione intercorsa tra il G.S. Prealpino, l’Assessorato alle Politiche Educative e Pari Opportunità del Comune di Varese e gli Assessorati alla Tutela Ambientale, Verde Pubblico, Patrimonio e Cultura, la manifestazione “Aprile 1944 – Varese sotto le bombe” svoltasi dal 20 aprile al 3 maggio 2011, è stata resa ancor più interessante e particolarmente apprezzata dal pubblico.

Contemporaneamente alla mostra, che ha ospitato un’ottantina di illustrazioni e testi dell’epoca, sono state organizzate le visite ad uno dei rifugi antiaerei ubicati nel sottosuolo della città, ovvero quello presente sotto la collina di Villa Mirabello, il primo realizzato in Varese e costruito in tutta fretta tra l’ottobre 1943 e i primi mesi del ‘44, a cui poi ne seguirono altri. Si tratta di un tunnel in cemento armato della lunghezza di oltre 140 metri, alto poco più di due e largo tre, con due lunghe file di panche sui lati della galleria che potevano ospitare sino a 600 persone, le quali affluivano attraverso due ingressi principali dotati di pesanti porte in cemento, oltre ad un’uscita di sicurezza raggiungibile risalendo per una quindicina di metri una scala a chiocciola, sino a sbucare nella zona superiore dei Giardini Estensi.

Là sotto la cittadinanza si precipitava ogni qualvolta suonava l’allarme e le testimonianze dell’epoca parlano di momenti di calca e di folla impaurita; ci sono stati racconti densi di emozione, come lo svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte al suono delle sirene, la fuga precipitosa nei rifugi dove si rimaneva rinchiusi in attesa della fine del pericolo, con il pianto di bimbi terrorizzati e i lamenti di vecchi, donne e persone spaventate; “Ci fecero entrare in quelle gallerie e poi la milizia bloccò le porte dall’esterno, non ci aprirono più se non dopo alcune ore quando finirono i bombardamenti, durante i quali sentimmo terribili boati che facevano tremare tutta la galleria mentre la luce andava e veniva; qualcuno fu preso dal panico, urlava e piangeva perché voleva scappar fuori dal bunker ma nessuno gli apriva, mentre altri cercarono di calmare quelli colpiti da crisi di nervi, con il mormorio delle donne che pregavano con in mano il rosario. Poi all’alba finalmente udimmo il rumore dei chiavistelli che avevano bloccato quelle pesanti porte e una volta riaperte ritornammo a casa, dove mi preparai per andare a scuola, dopo una notte insonne e di paura; ricordo ancora bene quei drammatici momenti, anche se ero solo una ragazzina!”. Questa è la testimonianza di un’anziana donna che, durante la visita ai rifugi, ha rivissuto quei tragici momenti raccontandoli ancora con intensa emozione agli speleologi che l’accompagnavano.

Varese venne infatti bombardata varie volte, soprattutto verso la fine del 1944, quando le famose “fortezze volanti” americane colpirono gli stabilimenti dell’Aermacchi, seminando morte e distruzione su gran parte della città. L’opera del GS Prealpino in questa nobile iniziativa si è distinta in due differenti fasi; la prima attraverso le operazioni di bonifica del sito sotterraneo condotte le settimane precedenti l’apertura della mostra, ovvero un duro e pesantissimo lavoro per rimuovere materiali ed attrezzature depositate all’interno delle gallerie, la pulizia delle pavimentazioni e delle scale verso l’uscita di sicurezza e l’abbattimento di opere murarie interne per rendere il percorso più agevole. La seconda, con l’inaugurazione ufficiale della manifestazione, avvenuta nella mattinata di mercoledì 20 aprile alla presenza di numerose Autorità locali tra le quali il sindaco di Varese e alcuni assessori, nonché parecchi giornalisti della carta stampata e di varie emittenti nazionali e locali, nel corso della quale gli speleologi hanno accompagnato personalità e cittadinanza lungo il tragitto sotterraneo, mostrando ai presenti particolarità e dettagli dei rifugi antiaerei.

Un grande impegno che si è protratto per ben 14 giorni, durante i quali numerose scolaresche hanno approfittato dell’assistenza degli speleologi per visitare in sicurezza le gallerie, oltre al gran numero di persone che, in ogni momento della giornata, hanno varcato la soglia dei rifugi. Si è infatti calcolato che, durante tutto il periodo della mostra, nelle gallerie siano transitate oltre 2000 persone, per la maggior parte famiglie, molte delle quali con figli adolescenti, dimostrando come un numero davvero elevato ed imprevisto di cittadini siano stati attratti da un’iniziativa che ha permesso loro di riscoprire e valorizzare un angolo della storia varesina ormai dimenticata se non addirittura sconosciuta.